mercoledì 28 agosto 2013

Cogitationibus praeteritae (riflessioni del mio passato)


Quando la strada è deserta,
oltre il fiume una giovane
col cane al guinzaglio.
Tra le dita quella sacra sigaretta
Del dopo pranzo.
Con gli auricolari nelle orecchie
Riesco ad allontanarmi da questa
Realtà. Ma nulla prende il
Suo posto. Provo a pensare,
cerco nella mia mente un appiglio
che non trovo, uno spunto che possa
dare il via a queste righe.
Ed ecco passare davanti a me
Un uomo, non uno sconosciuto ma
Un mio cliente.
Lo saluto e quasi con diffidenza
Mi risponde.
Capisco che senza la mia divisa
da lavoro non mi riconosce.
Prosegue e sparisce per tornare
Poco dopo con dei guanti da giardiniere.
Mi passa davanti nuovamente
Ma non mi saluta.
Non importa, resto nel mio piccolo
Angolo di solitudine, seduto su
Questa panchina.
Arrivano altri due uomini con
Un cane, un andatura calma
Tipica di una passeggiata.
Li sento parlare, anche se grazie
Agli auricolari non capisco quello
Che dicono. E’ chiaro che i loro
Discorsi non sono parte del mio
Essere
Ed è per questo che non restano.
E non mi va più di scrivere,
ma la matita resta fra le mie mani.
Torno indietro con le pagine,
avevo saltato le prime.
Sulla prima, inizio lo schizzo
Di quello che ho davanti
Seduto sulla panchina.
La ringhiera ed oltre il fiume.

Oltre il fiume la strada dove prima
È passata la giovane col cane.
Quanto tempo  è passato da quando
Disegnavo.
Quanto tempo è passato da quando
Scrivevo.
Già, partiva la matita,  scarabocchi che alla fine
Nascevano disegni.
Non sapevo quando iniziavo cosa avrei fatto.
Ma alla fine, qualcosa.
Quando poi scrivevo poesie,
quelle che più sanguinavano del mio pensiero,
venivano scritte senza un filo coerente,
ma dettate dal bisogno di fuggire
dal mio essere. Come se dentro
di me queste parole subivano
quel malessere che di tanto in tanto

mi pervadeva.

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