lunedì 21 luglio 2014

Stillæ super faciem meam



Un altro giorno, ho cambiato panchina.
Sono tornato su quella dove vidi dall’altra parte del fiume una ragazza, con il suo cane e la sigaretta fra le dita.
Sono sudato, gocce scivolano dalla fronte e con le braccia 
umide e appiccicose.
Qui all’ombra mi rilasso, 
ma oggi appena seduto, non so perché, 
un pianto represso e voleva urlare 
cosa e perché come detto non lo so 
e il mio orgoglio di uomo 
ha spento in gola 
quella voglia che non aveva motivo di essere.
Ora mentre scrivo, la mano trema. 
Allora alzo ulteriormente il volume della musica, 
ma mi stanno fregando,
eccole di nuovo quelle lacrime, 
con tutta la loro prepotenza.
Faccio fatica a vedere il mio scritto su questo foglio.
La vista appannata 
dalle lacrime che si perdono 
con il sudore gocciolante dalla fronte.
Sono qui solo, per mia fortuna solo.
E finito il brano e l’ho sentito tre volte.

Meglio lasciare scorrere quelli successivi e tornare a vedere il mondo intorno.....

G

 

lunedì 14 luglio 2014

De vitae sensu



Cosa ho fatto, e cosa farò, nel tempo un disegno, una bozza di destino
E mi scivola fra le dita, lenta questa sabbia della clessidra dei nostri giorni.
Ho chiuso gli occhi, forte gli ho chiusi fino a sentire il dolore spingere le lacrime,
nulla , nulla è cambiato. La verità, la realtà, il presente, tutto si insinua
a dimostrare la tua fragilità, quella di un uomo nascosto dietro le pieghe
di un falso sorriso. Parole difficili da capire eppure cosi facilmente spese,
come se fossero inutili centesimi scomodi nelle nostre tasche.
Un’altra volta chiudo gli occhi, frugando alla ricerca delle giuste parole
Da imprimere su un foglio e che diano un senso al mio stato.
Finalmente una luce si fa strada, la luce del tempo.
Questo era il mio tempo, tempo che mio più non è.
Tempo che appartiene al senso della vita più grande che io possa avere .
Non l’ho più, e non per colpa ma per amore della vita.
A lei prima l’ho ceduto, giorno dopo giorno,
l’ho amata e sempre più amata.
E questo tempo l’ho gioito inizialmente con lei finchè
Un piccolo essere urlante non è giunto a reclamare
Il suo diritto al nostro tempo.  E cosi è stato finchè poi
Un altro piccolo essere vivace è giunto a pretendere
Anche lei la sua parte di tempo.
Negli anni sono giunti anche altri due piccoli sorrisi,
infinita gioia per il mio povero cuore collassante di
tanta felicità.
Il tremore del tempo perso, per chi non aveva non
Aveva il diritto di portarmelo via. Tempo perso
Non regalato alle mie insegne di vita.
Inevitabilmente sul mio volto, si percepisce un leggero sorriso,
ogni volta che il loro pensiero lampeggia nella mia mente.
Probabilmente sembrerò strano,
ma cosi sono felice di esserlo,
perché amo la mia famiglia,
L A C D G

G.