insani passio communicantes
sabato 22 ottobre 2022
In verbis non auditis
Silenziosa, continua la vita,
Nella traccia di quei geni
Lasciata da chi la vita in te ha soffiato.
Nelle lacrime non scese in un giorno di dolore
La conferma di quella identità
Che ritualmente si ripete ed affiora.
Nelle parole che non senti
Pronunciate da un vuoto essere di circostanza.
Un pensiero che non riesce
A fissarsi nella mente e corre e rincorre
Ed altri si affollano e nulla.
E non chiudi gli occhi
Perché è dolore.
Fissi testardamente la luce,
E un instante, forse un sorriso.
E cerchi di dare un volto
Al senso di pace e serenità.
21.10.2022
G.T.
venerdì 18 marzo 2022
domenica 8 agosto 2021
HOC SCRIPTUM EST
Questa strana voglia di scrivere, e veramente non sai cosa vuoi scrivere.
Chiuso in questa solitudine, nel guscio del tuo segreto .
La forza di continuare a fingere, fingere di essere io.
Questo insano desiderio di essere, chi comunque non posso essere.
Voglia di pace, tranquillità. Di una serenità che finge di vivere in me.
Voltare la testa e vedere le tracce che non hai lasciato.
Cercare in poche righe di spiegare quello che poi non so spiegare.
Chiudo gli occhi sperando di vedere nel buio la traccia, ma non viene.
Eppure una piccola fiamma di dolore avvolge le mie mani.
Danzano fra le mie mani piccole fiamme e si consumano nell’aria.
Ma non posso riaprire gli occhi, e lasciare svanire quella fiocca luce.
Lentamente svanisce in me la voglia di avere voglia.
Scende piano su di me, lentamente il buio dei miei ricordi.
Piccoli ricordi che svaniscono e non tornano quando al mattino apri gli occhi.
Ed alla fine, poco importa. Siamo tutti dei bravi attori,
Siamo tutti bravi nel fingere di essere chi non siamo.
Potremo fingere di avere ricordi che non sono nostri.
E questo è scritto.
Giovanni Trevisan
08.08.2021
mercoledì 26 giugno 2019
De mater mea
Che sia giusto o meno, non lo so,
Certo comunque lo penso.
Spesso possiamo leggere ovunque vogliamo, frasi dolci,
Racconti e storie sulle madri.
In genere dolci parole, spesso trovate già scritte
Da qualcun’altro e le prendiamo e le facciamo nostre.
Forse perché non sappiamo esprimere i nostri sentimenti
con parole messe sulla carta.
Ho spesso scritto, piccole cose che erroneamente chiamo poesie,
ma in realtà solo tracce di momenti vissuti.
Mi chiedevo, ora che lei non c’è più perché il dolore non mi stringe dentro?
Perché il pensiero di lei non fa affiorare la tristezza della sua mancanza?
Ho cercato il dolore, nei pensieri, nei ricordi,
nelle immagini, eppure ogni volta
Il suo sorriso, la sua dolcezza hanno portato via la tristezza.
Ho capito che come mio padre, anche lei nel tempo, goccia dopo goccia,
Ha iniettato in noi la gioia di vivere, amare e rispettare.
Tutti e due, sono sempre lì. Nelle nostre parole, nelle nostre azioni,
Nella nostra vita ci sono le loro tracce .
Ecco perché non trovo il dolore.
E se qualche volta le lacrime velano gli occhi,
È perché non trovo più l’isola.
GT
giovedì 7 marzo 2019
venerdì 8 febbraio 2019
Patiens flumen fluit ex vita
Fredda, l’aria che mi trafigge i polmoni,
la luce fortissima del mattino
riflessa sulla coperta di neve.
Calma, silenzio turbato solo
Dal respiro e da passi che
Tracciano una ferita sul bianco
Candore della neve.
Mi ritrovo, incosciente, come un bambino,
perso nella meraviglia di mille scintille.
Fuggono gli ultimi residui
Di nuvole, lasciando limpido
il cielo del mattino.
Mi perdo ad osservare bianchi rami,
grossi cumuli di neve che nascondono
cespugli.
Passo dopo passo, il silenzio
Lascia lentamente spazio ad un
Suono, sempre meno nascosto,
ma dolce e rilassante.
E il piccolo ruscello si fa strada
Tra i rami curvi e bianchi,
l’acqua scorre lenta, sinuosa e
spesso si perde sotto strati
di ghiaccio, anche lui ricoperto di neve.
Solo un’impressione, ma mi era
Sembrato di vedere qualcosa di scuro
Scapare, forse un topolino, forse…..
Poi improvviso un suono
Forte, un suono che spegne
Questo panorama, e la
Sveglia suona. A fatica
Apro gli occhi e finisco il
Mio momento di quiete.
Mi rivesto del mio ruolo,
colazione, barba, denti, vestiti,
auto, lavoro, ciao,
come stai (ma a chi importa saperlo? L’importante è
chiederlo.)
e sorridere, perché devi sorridere!
Portare la giornata fino alla sera,
quando finalmente ti siedi in macchina
e giri l’interruttore della mente per
quel periodo di strada fino a casa.
Qui lasci andare i pensieri,
belli e brutti, tanto quando poi
arrivi, è lei che dolcemente li cancella.
GT
Iscriviti a:
Post (Atom)



