Quando la strada è
deserta,
oltre il fiume una
giovane
col cane al guinzaglio.
Tra le dita quella sacra
sigaretta
Del dopo pranzo.
Con gli auricolari nelle
orecchie
Riesco ad allontanarmi da
questa
Realtà. Ma nulla prende
il
Suo posto. Provo a
pensare,
cerco nella mia mente un
appiglio
che non trovo, uno spunto
che possa
dare il via a queste
righe.
Ed ecco passare davanti a
me
Un uomo, non uno
sconosciuto ma
Un mio cliente.
Lo saluto e quasi con
diffidenza
Mi risponde.
Capisco che senza la mia
divisa
da lavoro non mi
riconosce.
Prosegue e sparisce per
tornare
Poco dopo con dei guanti
da giardiniere.
Mi passa davanti
nuovamente
Ma non mi saluta.
Non importa, resto nel
mio piccolo
Angolo di solitudine,
seduto su
Questa panchina.
Arrivano altri due uomini
con
Un cane, un andatura
calma
Tipica di una
passeggiata.
Li sento parlare, anche
se grazie
Agli auricolari non
capisco quello
Che dicono. E’ chiaro che
i loro
Discorsi non sono parte
del mio
Essere
Ed è per questo che non
restano.
E non mi va più di scrivere,
ma la matita resta fra le
mie mani.
Torno indietro con le
pagine,
avevo saltato le prime.
Sulla prima, inizio lo
schizzo
Di quello che ho davanti
Seduto sulla panchina.
La ringhiera ed oltre il
fiume.
Oltre il fiume la strada
dove prima
È passata la giovane col
cane.
Quanto tempo è passato da quando
Disegnavo.
Quanto tempo è passato da
quando
Scrivevo.
Già, partiva la
matita, scarabocchi che alla fine
Nascevano disegni.
Non sapevo quando
iniziavo cosa avrei fatto.
Ma alla fine, qualcosa.
Quando poi scrivevo
poesie,
quelle che più
sanguinavano del mio pensiero,
venivano scritte senza un
filo coerente,
ma dettate dal bisogno di
fuggire
dal mio essere. Come se
dentro
di me queste parole
subivano
quel malessere che di
tanto in tanto
mi pervadeva.