lunedì 2 dicembre 2013

Dubitationes, vitae



E’ rimasto davanti a me solo per un ‘attimo,
un bagliore istintivo ha penetrato i miei occhi
e leggero come è apparso è svanito, tornato
nel profondo della memoria.
E così che qualche volta quel pensiero 
semina i dubbi della vita.
E scorre l’acqua del tempo, lasciando
solchi su questa mia pelle, cambiano 
le facce che attraversano il tempo.
Ma le ombre non finiscono e si delineano
con il sole che ha bruciato i miei capelli
sul muro dei miei limiti.
Basta chiudere un poco gli occhi,
farsi cullare dolcemente dalla musica

e non esisto più.

lunedì 4 novembre 2013

Incipit insidiatur

T.T.L.L.
E non suonava quel maledetto telefono,
tu cosa facevi in quel momento?
Mi manchi, tanto sai,
al punto che ho portato
avanti l’orologio per darmi
l’illusione che manca meno tempo.
L’ho sentito, suonava felice,
l’ho staccato ed ho sentito la tua voce
che tanto avevo voglia di sentire.
Breve, malinconica è stata
La nostra conversazione.
Qualche minuto di leggera felicità
Mi ha stretto il cuore.
Poi tristemente posarlo e tornare.

Ricomincia l’attesa.


Trevisan Jean
21.06.1975

domenica 15 settembre 2013

Initium




Un mattino d’autunno.
Un giardino abbandonato
Bagnato di rugiada.
Terra umida
Solcata dai miei passi.
Una brina
Che si dissolve lentamente.
La tristezza che passa
Facendo riaffiorare
I ricordi di quando
Ero un bambino.
La sera stavo
A guardare le stelle
E sognavo il mio futuro,
e al mattino le vedevo
spegnersi una ad una
e le salutavo.



Il ruscello fresco e pulito dove

Ogni mattina mi lavavo,
e che ogni tanto risalivo
credendo di arrivare
là, nel paese dei sogni.
Già allora mi piaceva
L’avventura, cercavo
Sempre di scoprire
I misteri di ogni
Cosa nuova, e mi
Attraeva il difficile.
Oggi sono un uomo,
nella mia vita
non c’è più tempo
per andare a scoprire
altri misteri, altre
difficoltà e
non c’è quasi più tempo
neanche per l’amore.

Trevisan Jean
26.09.1975

Facies in memoriam noctis



Un volto nella notte della memoria

Premessa:
Sono in camera mia, è molto tardi.
Il cielo è nero senza luna ne stelle.
Sono stanco e la musica continua
Dolcemente a suonare.
Il mio pensiero è quasi costantemente a lei,
ai suoi occhi, alla sua bocca, al suo
volto…
ma sono stanco e non solo fisicamente…
scrivo non ciò che il cervello detta
ma ciò che il cuore sente…
la luce è molto forte, e gli ochi
si fanno pesanti. Ma il cuore sente
e devo scrivere per lei.
15.06.1975

Una farfalla nella notte
alla ricerca della luce.
Un ubriaco per la strada
Alla ricerca di un letto.
Un volo di colori nel
Buio della propria anima,
tormentata, che non
fa niente per cedere
e sta lì ad ascoltare
tutti i rumori del silenzio.
Un silenzio pesante,
quasi atroce del quale
ciascuno crede esserne la causa.
E’ notte,
notte sulla città,
notte sul mare,
notte nel cuore triste
di un amore che perde
ogni sensazione di vita
proprio nell’attimo in cui
egli perde i suoi entusiasmi
nei tempi infiniti di Cupido.
Amarezza strana.
E strana sensazione
Lascia quel momento
Avvolto nel buio.
E quel tempio sacro,
che porta lontano
nel profondo abisso di nebbia,
che delimita il presente e il futuro
trovando oltre quest’ultimo
il passati di un’altra generazione.
Quella del suo presente.



Trevisan Jean
15.06.1975

domenica 8 settembre 2013

silentium



Silenzio
Amico, tu sei il solo che può
Capirmi, che cerca di capirmi!
Ed io parlo senza mai smettere,
io ti prendo in giro,
io ti evito, e
io ti cerco.
Perché in te trovo la pace
Che spesso non trovo in lei.
E con te cerco anche
La tua grande amica
La Solitudine
Che mi aiuta sempre
Senza mai chiedersi il perché.
Vieni io ti aspetto,
ho bisogno di te,
tu sei il solo che può capirmi,
Silenzio.

25 Dicembre 1973

lunedì 2 settembre 2013

Non pulvis sumus, et de pulvere pulvere dignissim.


Oggi, è passata,
lontano verso il cielo,
punto immenso di un niente definito.
Il cielo che in realtà non esiste
Ma ci piace definire la visione
Sopra le nostre teste cosi.
Spazio infinito non raggiungibile
Dal nostro pensiero o dalla nostra
Comprensione.
Il volere conoscere quando forse
Siamo solo polvere della polvere e infinita polvere.
Ma siamo grandi perché pensiamo
E siamo piccoli perché
Questo pensiero non evolve
Perché altri spesso troppo spesso
Deviano il nostro pensiero
Verso i propri bisogni.
E sei convinto di aver pensato
Mentre altri pensano per te.
Guarda verso il cielo,
chiudi gli occhi un’instante,
liberati del mondo
e librati nello spazio azzurro lassù.
Fine delle paure,
dei risentimenti,
delle chiacchiere,
dei condizionamenti,
delle crisi, le guerre, la fame, l’odio.
Per un secondo forse ci riesci,
solo un secondo
e ricadi, dolorosamente
in faccia alla realtà.

mercoledì 28 agosto 2013

Ubi tempus fluere

Challagi - Where time flow 

Cogitationibus praeteritae (riflessioni del mio passato)


Quando la strada è deserta,
oltre il fiume una giovane
col cane al guinzaglio.
Tra le dita quella sacra sigaretta
Del dopo pranzo.
Con gli auricolari nelle orecchie
Riesco ad allontanarmi da questa
Realtà. Ma nulla prende il
Suo posto. Provo a pensare,
cerco nella mia mente un appiglio
che non trovo, uno spunto che possa
dare il via a queste righe.
Ed ecco passare davanti a me
Un uomo, non uno sconosciuto ma
Un mio cliente.
Lo saluto e quasi con diffidenza
Mi risponde.
Capisco che senza la mia divisa
da lavoro non mi riconosce.
Prosegue e sparisce per tornare
Poco dopo con dei guanti da giardiniere.
Mi passa davanti nuovamente
Ma non mi saluta.
Non importa, resto nel mio piccolo
Angolo di solitudine, seduto su
Questa panchina.
Arrivano altri due uomini con
Un cane, un andatura calma
Tipica di una passeggiata.
Li sento parlare, anche se grazie
Agli auricolari non capisco quello
Che dicono. E’ chiaro che i loro
Discorsi non sono parte del mio
Essere
Ed è per questo che non restano.
E non mi va più di scrivere,
ma la matita resta fra le mie mani.
Torno indietro con le pagine,
avevo saltato le prime.
Sulla prima, inizio lo schizzo
Di quello che ho davanti
Seduto sulla panchina.
La ringhiera ed oltre il fiume.

Oltre il fiume la strada dove prima
È passata la giovane col cane.
Quanto tempo  è passato da quando
Disegnavo.
Quanto tempo è passato da quando
Scrivevo.
Già, partiva la matita,  scarabocchi che alla fine
Nascevano disegni.
Non sapevo quando iniziavo cosa avrei fatto.
Ma alla fine, qualcosa.
Quando poi scrivevo poesie,
quelle che più sanguinavano del mio pensiero,
venivano scritte senza un filo coerente,
ma dettate dal bisogno di fuggire
dal mio essere. Come se dentro
di me queste parole subivano
quel malessere che di tanto in tanto

mi pervadeva.