domenica 21 dicembre 2014

De anima miseriae


Eccomi qui di nuovo dopo un piccolo giro per le vie di Como.
Sono uscito dal supermercato in cui lavoro diretto verso il centro, in cerca di qualche idea che potesse essere un suggerimento su quale regalo acquistare per Natale a Laura.
Appena uscito, l’aria fredda e pungente ha cominciato a infilarsi attraverso le maniche della felpa e ho pensato che fosse il momento di cominciare a mettere la giacca con le maniche.
C’era tempo, oggi avevo mezz’ora in più del solito.
Passato la via Milano, sono arrivato al mercato, passando subito oltre verso Porta Torre. Qui appena passata la torre, il profumo del negozio subito a sinistra con i suoi saponi e detersivi naturali si infila dritto nei miei polmoni facendomi dimenticare lo scarico dei veicoli appena lasciati alle spalle.
E qui comincia la ressa, un fiume di gente a passeggio per le vie del centro.
Al di là delle vetrine, dove molti si fermano, la vetrina più appariscente, è forse quella delle persone che percorrono queste vie. Vedo molte scarpe firmate, pellicce vere e finte, volti truccati,
cappotti, sciarpe e tutti a portarle allo stesso modo nel quale vedo una grande assenza di personalità. Malgrado il costo elevato, vedo molte persone con lo smartphone del momento, l’iphone 6
(crisi). Poi in un angolo, in ginocchio un uomo giovane con la mano tesa a chiedere la carità, quasi invisibile in questo periodo di feste. Lo osservo con finta distrazione mentre passo oltre, e vedo mani arrossate dal freddo, occhi colmi dell’attesa di chi metterà in quelle mani la vergogna di una moneta che porterà
soddisfazione verso chi l’avrà data. E una moneta avrà risolto il problema di quest’uomo al freddo!
Oltre, un altro palazzo, ancora un altro angolo, una donna poco più che une ragazza, seduta su una seggiolina con tra le braccia una fisarmonica credo, mentre al tavolino del bar di fronte, due ragazzi con le loro giacche firmate.
Poi vedo un ragazzo apparentemente straniero fermo in mezzo alla via e sono convinto che mi chiederà la carità. Ma passo oltre e non si è mosso mentre lo sento chiedere subito a coloro che camminavano dietro di me.
Intanto non ho guardato nelle vetrine alla ricerca del piccolo regalo che cercavo. E sono passato oltre anche dalla profumeria dove la proprietaria è una mia cliente, e neanche nel negozio di fiori anche qui una cliente.
Son tornato indietro, con il mio passo lento. Quell’angoscia opprimente data dal continuo pensiero della sordità delle persone di fronte alla disperazione.
Mi sono chiuso in macchina, ho chiuso anche gli occhi per qualche minuto cercando di cancellare un pezzo di memoria che ormai si è installata nella mia mente.
G.