Eccomi qui di nuovo dopo un piccolo giro
per le vie di Como.
Sono uscito dal supermercato in cui
lavoro diretto verso il centro, in cerca di qualche idea che potesse essere un
suggerimento su quale regalo acquistare per Natale a Laura.
Appena uscito, l’aria fredda e pungente
ha cominciato a infilarsi attraverso le maniche della felpa e ho pensato che
fosse il momento di cominciare a mettere la giacca con le maniche.
C’era tempo, oggi avevo mezz’ora in più
del solito.
Passato la via Milano, sono arrivato al mercato,
passando subito oltre verso Porta Torre. Qui appena passata la torre, il
profumo del negozio subito a sinistra con i suoi saponi e detersivi naturali si
infila dritto nei miei polmoni facendomi dimenticare lo scarico dei veicoli
appena lasciati alle spalle.
E qui comincia la ressa, un fiume di
gente a passeggio per le vie del centro.
Al di là delle vetrine, dove molti si
fermano, la vetrina più appariscente, è forse quella delle persone che
percorrono queste vie. Vedo molte scarpe firmate, pellicce vere e finte, volti
truccati,
cappotti, sciarpe e tutti a portarle allo
stesso modo nel quale vedo una grande assenza di personalità. Malgrado il costo
elevato, vedo molte persone con lo smartphone del momento, l’iphone 6
(crisi). Poi in un angolo, in ginocchio
un uomo giovane con la mano tesa a chiedere la carità, quasi invisibile in
questo periodo di feste. Lo osservo con finta distrazione mentre passo oltre, e
vedo mani arrossate dal freddo, occhi colmi dell’attesa di chi metterà in
quelle mani la vergogna di una moneta che porterà
soddisfazione verso chi l’avrà data. E
una moneta avrà risolto il problema di quest’uomo al freddo!
Oltre, un altro palazzo, ancora un altro
angolo, una donna poco più che une ragazza, seduta su una seggiolina con tra le
braccia una fisarmonica credo, mentre al tavolino del bar di fronte, due
ragazzi con le loro giacche firmate.
Poi vedo un ragazzo apparentemente
straniero fermo in mezzo alla via e sono convinto che mi chiederà la carità. Ma
passo oltre e non si è mosso mentre lo sento chiedere subito a coloro che
camminavano dietro di me.
Intanto non ho guardato nelle vetrine
alla ricerca del piccolo regalo che cercavo. E sono passato oltre anche dalla
profumeria dove la proprietaria è una mia cliente, e neanche nel negozio di
fiori anche qui una cliente.
Son tornato indietro, con il mio passo
lento. Quell’angoscia opprimente data dal continuo pensiero della sordità delle
persone di fronte alla disperazione.
Mi sono chiuso in macchina, ho chiuso
anche gli occhi per qualche minuto cercando di cancellare un pezzo di memoria
che ormai si è installata nella mia mente.
G.
