mercoledì 26 giugno 2019

De mater mea




Che sia giusto o meno, non lo so,
Certo comunque lo penso.
Spesso possiamo leggere ovunque vogliamo, frasi dolci,
Racconti e storie sulle madri. 
In genere dolci parole, spesso trovate già scritte
Da qualcun’altro e le prendiamo e le facciamo nostre. 
Forse perché non sappiamo esprimere i nostri sentimenti 
con parole messe sulla carta.
Ho spesso scritto, piccole cose che erroneamente chiamo poesie, 
ma in realtà solo tracce di momenti vissuti.
Mi chiedevo, ora che lei non c’è più perché il dolore non mi stringe dentro?
Perché il pensiero di lei non fa affiorare la tristezza della sua mancanza?
Ho cercato il dolore, nei pensieri, nei ricordi, 
nelle immagini, eppure ogni volta
Il suo sorriso, la sua dolcezza hanno portato via la tristezza.
Ho capito che come mio padre, anche lei nel tempo, goccia dopo goccia,
Ha iniettato in noi la gioia di vivere, amare e rispettare.
Tutti e due, sono sempre lì. Nelle nostre parole, nelle nostre azioni,
Nella nostra vita ci sono le loro tracce .
Ecco perché non trovo il dolore. 
E se qualche volta le lacrime velano gli occhi,
È perché non trovo più l’isola.


GT

venerdì 8 febbraio 2019

Patiens flumen fluit ex vita






Fredda, l’aria che mi trafigge i polmoni,
la luce fortissima del mattino
riflessa sulla coperta di neve.
Calma, silenzio turbato solo
Dal respiro e da passi che
Tracciano una ferita sul bianco
Candore della neve.
Mi ritrovo, incosciente, come un bambino,
perso nella meraviglia di mille scintille.
Fuggono gli ultimi residui
Di nuvole, lasciando limpido
il cielo del mattino.
Mi perdo ad osservare bianchi rami,
grossi cumuli di neve che nascondono
cespugli.
Passo dopo passo, il silenzio
Lascia lentamente spazio ad un
Suono, sempre meno nascosto,
ma dolce e rilassante.
E il piccolo ruscello si fa strada
Tra i rami curvi e bianchi,
l’acqua scorre lenta, sinuosa e
spesso si perde sotto strati
di ghiaccio, anche lui ricoperto di neve.
Solo un’impressione, ma mi era
Sembrato di vedere qualcosa di scuro
Scapare, forse un topolino, forse…..
Poi improvviso un suono
Forte, un suono che spegne
Questo panorama, e la
Sveglia suona. A fatica
Apro gli occhi e finisco il
Mio momento di quiete.
Mi rivesto del mio ruolo,
colazione, barba, denti, vestiti,
auto, lavoro, ciao,
come stai (ma a chi importa saperlo? L’importante è chiederlo.)
e sorridere, perché devi sorridere!
Portare la giornata fino alla sera,
quando finalmente ti siedi in macchina
e giri l’interruttore della mente per
quel periodo di strada fino a casa.
Qui lasci andare i pensieri,
belli e brutti, tanto quando poi
arrivi, è lei che dolcemente li cancella.


GT