domenica 15 settembre 2013

Initium




Un mattino d’autunno.
Un giardino abbandonato
Bagnato di rugiada.
Terra umida
Solcata dai miei passi.
Una brina
Che si dissolve lentamente.
La tristezza che passa
Facendo riaffiorare
I ricordi di quando
Ero un bambino.
La sera stavo
A guardare le stelle
E sognavo il mio futuro,
e al mattino le vedevo
spegnersi una ad una
e le salutavo.



Il ruscello fresco e pulito dove

Ogni mattina mi lavavo,
e che ogni tanto risalivo
credendo di arrivare
là, nel paese dei sogni.
Già allora mi piaceva
L’avventura, cercavo
Sempre di scoprire
I misteri di ogni
Cosa nuova, e mi
Attraeva il difficile.
Oggi sono un uomo,
nella mia vita
non c’è più tempo
per andare a scoprire
altri misteri, altre
difficoltà e
non c’è quasi più tempo
neanche per l’amore.

Trevisan Jean
26.09.1975

Facies in memoriam noctis



Un volto nella notte della memoria

Premessa:
Sono in camera mia, è molto tardi.
Il cielo è nero senza luna ne stelle.
Sono stanco e la musica continua
Dolcemente a suonare.
Il mio pensiero è quasi costantemente a lei,
ai suoi occhi, alla sua bocca, al suo
volto…
ma sono stanco e non solo fisicamente…
scrivo non ciò che il cervello detta
ma ciò che il cuore sente…
la luce è molto forte, e gli ochi
si fanno pesanti. Ma il cuore sente
e devo scrivere per lei.
15.06.1975

Una farfalla nella notte
alla ricerca della luce.
Un ubriaco per la strada
Alla ricerca di un letto.
Un volo di colori nel
Buio della propria anima,
tormentata, che non
fa niente per cedere
e sta lì ad ascoltare
tutti i rumori del silenzio.
Un silenzio pesante,
quasi atroce del quale
ciascuno crede esserne la causa.
E’ notte,
notte sulla città,
notte sul mare,
notte nel cuore triste
di un amore che perde
ogni sensazione di vita
proprio nell’attimo in cui
egli perde i suoi entusiasmi
nei tempi infiniti di Cupido.
Amarezza strana.
E strana sensazione
Lascia quel momento
Avvolto nel buio.
E quel tempio sacro,
che porta lontano
nel profondo abisso di nebbia,
che delimita il presente e il futuro
trovando oltre quest’ultimo
il passati di un’altra generazione.
Quella del suo presente.



Trevisan Jean
15.06.1975

domenica 8 settembre 2013

silentium



Silenzio
Amico, tu sei il solo che può
Capirmi, che cerca di capirmi!
Ed io parlo senza mai smettere,
io ti prendo in giro,
io ti evito, e
io ti cerco.
Perché in te trovo la pace
Che spesso non trovo in lei.
E con te cerco anche
La tua grande amica
La Solitudine
Che mi aiuta sempre
Senza mai chiedersi il perché.
Vieni io ti aspetto,
ho bisogno di te,
tu sei il solo che può capirmi,
Silenzio.

25 Dicembre 1973

lunedì 2 settembre 2013

Non pulvis sumus, et de pulvere pulvere dignissim.


Oggi, è passata,
lontano verso il cielo,
punto immenso di un niente definito.
Il cielo che in realtà non esiste
Ma ci piace definire la visione
Sopra le nostre teste cosi.
Spazio infinito non raggiungibile
Dal nostro pensiero o dalla nostra
Comprensione.
Il volere conoscere quando forse
Siamo solo polvere della polvere e infinita polvere.
Ma siamo grandi perché pensiamo
E siamo piccoli perché
Questo pensiero non evolve
Perché altri spesso troppo spesso
Deviano il nostro pensiero
Verso i propri bisogni.
E sei convinto di aver pensato
Mentre altri pensano per te.
Guarda verso il cielo,
chiudi gli occhi un’instante,
liberati del mondo
e librati nello spazio azzurro lassù.
Fine delle paure,
dei risentimenti,
delle chiacchiere,
dei condizionamenti,
delle crisi, le guerre, la fame, l’odio.
Per un secondo forse ci riesci,
solo un secondo
e ricadi, dolorosamente
in faccia alla realtà.