giovedì 11 settembre 2014

Essentia gaudii



E quando una sera, solo ti ritrovi ad affrontare l'uomo,
l’ombra che scivola furtivamente lungo i muri della stanza,
il silenzio appena scostato dai tasti del tuo PC.
Passato il temporale, è rimasto nell'aria
quel sapore umido e fresco del pulito lasciato
dalla pioggia.
Mi sono lavato, sotto l'acqua della doccia, ho fregato forte
la mia pelle cercando di cancellare la sensazione di sporco,
di falso, i dubbi e le bugie del mondo intorno.
Ho voltato la pagina dei miei pensieri,.
Un nuovo capitolo in cui seppellire le angosce
di un giorno fatto di tempo perso.
E' bello chiudere gli occhi, allontanarsi, assentarsi
cullato come sempre dalla musica. e per un attimo
la serenità si impadronisce della mia mente.
Guardo le mie mani, i pugni sono chiusi,
li apro e vedo scorrere la vita fra le mie dita,
logorate dal tempo, leggermente deformate
e forse anche doloranti.
E ancora chiudo gli occhi
nuova pagina, nuovi dubbi, nuovi vuoti.
Ed in fondo a tutto questo, realizzo
che sono troppo preso dalle brutture della vita,
dimenticando di scindere l'essenza della gioia
del vivere.
Una vita che i miei genitori mi hanno regalato
 per essere vissuta.
 E' ora di cancellare dai miei occhi la malinconia.


G




lunedì 1 settembre 2014

Reflexiones


Da molto tempo non torno su queste pagine,
ma, mentre camminavo per le vie della città,
incrociando tanta gente sconosciuta, fra la
quale ogni tanto un volto tornava. E fra questi
uno in particolare mi ha colpito, un'uomo 
stanco nei tratti del volto, forse gli occhi vivi
di cui vagamente mi ricordo 
oggi nascosti da scuri occhiali. 
Il bianco invade
quei pochi capelli che sormontano i solchi
segnati su una pallida fronte.
Il passo stancamente veloce,
a sfuggire non si sa quali fantasmi.
L'assenza dal mondo reale, chiuso nel proprio.
Chiuso nei suoi non pensieri protetti
dagli auricolari fissati alle orecchie.
Ed è quando con il braccio,
 si scontra con un'altro passante,
che realizzo chiedendo scusa,

di essere io.
G.

lunedì 21 luglio 2014

Stillæ super faciem meam



Un altro giorno, ho cambiato panchina.
Sono tornato su quella dove vidi dall’altra parte del fiume una ragazza, con il suo cane e la sigaretta fra le dita.
Sono sudato, gocce scivolano dalla fronte e con le braccia 
umide e appiccicose.
Qui all’ombra mi rilasso, 
ma oggi appena seduto, non so perché, 
un pianto represso e voleva urlare 
cosa e perché come detto non lo so 
e il mio orgoglio di uomo 
ha spento in gola 
quella voglia che non aveva motivo di essere.
Ora mentre scrivo, la mano trema. 
Allora alzo ulteriormente il volume della musica, 
ma mi stanno fregando,
eccole di nuovo quelle lacrime, 
con tutta la loro prepotenza.
Faccio fatica a vedere il mio scritto su questo foglio.
La vista appannata 
dalle lacrime che si perdono 
con il sudore gocciolante dalla fronte.
Sono qui solo, per mia fortuna solo.
E finito il brano e l’ho sentito tre volte.

Meglio lasciare scorrere quelli successivi e tornare a vedere il mondo intorno.....

G

 

lunedì 14 luglio 2014

De vitae sensu



Cosa ho fatto, e cosa farò, nel tempo un disegno, una bozza di destino
E mi scivola fra le dita, lenta questa sabbia della clessidra dei nostri giorni.
Ho chiuso gli occhi, forte gli ho chiusi fino a sentire il dolore spingere le lacrime,
nulla , nulla è cambiato. La verità, la realtà, il presente, tutto si insinua
a dimostrare la tua fragilità, quella di un uomo nascosto dietro le pieghe
di un falso sorriso. Parole difficili da capire eppure cosi facilmente spese,
come se fossero inutili centesimi scomodi nelle nostre tasche.
Un’altra volta chiudo gli occhi, frugando alla ricerca delle giuste parole
Da imprimere su un foglio e che diano un senso al mio stato.
Finalmente una luce si fa strada, la luce del tempo.
Questo era il mio tempo, tempo che mio più non è.
Tempo che appartiene al senso della vita più grande che io possa avere .
Non l’ho più, e non per colpa ma per amore della vita.
A lei prima l’ho ceduto, giorno dopo giorno,
l’ho amata e sempre più amata.
E questo tempo l’ho gioito inizialmente con lei finchè
Un piccolo essere urlante non è giunto a reclamare
Il suo diritto al nostro tempo.  E cosi è stato finchè poi
Un altro piccolo essere vivace è giunto a pretendere
Anche lei la sua parte di tempo.
Negli anni sono giunti anche altri due piccoli sorrisi,
infinita gioia per il mio povero cuore collassante di
tanta felicità.
Il tremore del tempo perso, per chi non aveva non
Aveva il diritto di portarmelo via. Tempo perso
Non regalato alle mie insegne di vita.
Inevitabilmente sul mio volto, si percepisce un leggero sorriso,
ogni volta che il loro pensiero lampeggia nella mia mente.
Probabilmente sembrerò strano,
ma cosi sono felice di esserlo,
perché amo la mia famiglia,
L A C D G

G.


lunedì 16 giugno 2014

Nuntiatum est pluvia




C'è uno strano silenzio quando si fa sera. La mia disabitudine a questa tranquillità porta un vuoto, una sensazione di disorientamento. e cercando di riflettere sulla condizione, questo vuoto sembra ingigantire nell'assoluta mancanza di presenze. Cosi semplicemente metto la cuffia e ascolto musica,  anche se spesso dimentico di farla partire. qui davanti al mio computer, evado "navigo" alla ricerca di materiale da postare sui miei blogs. Fuori il cielo nero sta lasciando cadere quella pioggia annunciata, tanta quando arriva. Esco fuori un momento e la prima goccia mi cade sul braccio e posso vedere nella sua nera trasparenza, riflesse le luci dei nostri lampioni qui fuori nel parcheggio. Anche con la pioggia il cane del vicino abbaia, rompendo il silenzio della sera. Solo ora mi accorgo della tristezza che fa capolino con le lacrime perse nelle gocce di pioggia che bagnano il mio volto. Ora rientro, nella mia effimera convinzione che qualcuno stia aspettando Quello che posterò sul blog questa sera. Ma stasera manca lo spirito della mia insana passione per la condivisone

G.

lunedì 9 giugno 2014

A pauperis imaginationem


E seguo i miei passi, lentamente si

trascinano lungo questa strada.

poco tempo, poca gente e penso.

Un filo sottile che non riesce

a tenere insieme quei pensieri.

Lampi di ricordi, perfide angosce

indefinibili sensazioni.

Ascolto il pulsare del sangue e

se chiudo gli occhi, forte è il

desiderio di sonno, di fuga dalle idee,

dalla mia povera immaginazione.

G.