giovedì 7 marzo 2019
venerdì 8 febbraio 2019
Patiens flumen fluit ex vita
Fredda, l’aria che mi trafigge i polmoni,
la luce fortissima del mattino
riflessa sulla coperta di neve.
Calma, silenzio turbato solo
Dal respiro e da passi che
Tracciano una ferita sul bianco
Candore della neve.
Mi ritrovo, incosciente, come un bambino,
perso nella meraviglia di mille scintille.
Fuggono gli ultimi residui
Di nuvole, lasciando limpido
il cielo del mattino.
Mi perdo ad osservare bianchi rami,
grossi cumuli di neve che nascondono
cespugli.
Passo dopo passo, il silenzio
Lascia lentamente spazio ad un
Suono, sempre meno nascosto,
ma dolce e rilassante.
E il piccolo ruscello si fa strada
Tra i rami curvi e bianchi,
l’acqua scorre lenta, sinuosa e
spesso si perde sotto strati
di ghiaccio, anche lui ricoperto di neve.
Solo un’impressione, ma mi era
Sembrato di vedere qualcosa di scuro
Scapare, forse un topolino, forse…..
Poi improvviso un suono
Forte, un suono che spegne
Questo panorama, e la
Sveglia suona. A fatica
Apro gli occhi e finisco il
Mio momento di quiete.
Mi rivesto del mio ruolo,
colazione, barba, denti, vestiti,
auto, lavoro, ciao,
come stai (ma a chi importa saperlo? L’importante è
chiederlo.)
e sorridere, perché devi sorridere!
Portare la giornata fino alla sera,
quando finalmente ti siedi in macchina
e giri l’interruttore della mente per
quel periodo di strada fino a casa.
Qui lasci andare i pensieri,
belli e brutti, tanto quando poi
arrivi, è lei che dolcemente li cancella.
GT
lunedì 15 gennaio 2018
Angelus dulce
Ero riuscito a nasconderti , non pensarti
O solo casualmente farti passare nei miei pensieri.
In fondo alla memoria, lontana nel bosco scuro,
Dietro l’orizzonte del mare, nell’ultima pagina
di un libro mai letto. Tra le pieghe del tempo
che troppo banalmente direi che scorre.
E il dolore non vissuto per poterlo sopportare,
Il dolore che non riesce a nascondersi
negli occhi di tuo padre.
Il dolore che non abbandona le lacrime di tua madre,
Lo stesso dolore nascosto da altro dolore.
Quel tuo coraggioso sorriso
di fronte all’assenza di un futuro,
La disperazione di chi ti amava e ama il tuo ricordo
Poi come un lampo sei tornata, tornata nei miei pensieri,
Tornata a strappare ancora una lacrima,
E queste dita che oggi fanno fatica a districare
Questo groviglio di sensazioni
che porti sulla bocca dello stomaco,
La gola si stringe e a fatica scende la saliva .
Forse non riuscirò ad arrivare
in fondo a questo scritto senza
Fermare un singhiozzo o una lacrima, perché tante o poche
Sono le tue immagini che scorrono nella mente,
ma tanto intense,
E continuano a ripetermi che non ci sei più,
che non posso più farti quei piccoli dispetti.
che non posso più farti quei piccoli dispetti.
Eppure ci sei, quella tua breve vita
che ha segnato tanto le nostre,
E non solo perché la tua malattia ti aveva resa debole,
Anche se credo tu volessi dimostrare di essere più forte.
Ed ora scivolano come un leggero tremore su di me,
Queste sensazioni che il tuo ricordo impregna.
Dolce angelo,
Grazie del sorriso che hai lasciato
Impresso nella nostra vita.
Zio Gianni
domenica 23 luglio 2017
Molestus sunt sensationes
È semplice,
Passare oltre e fingere di non vedere.
Ignorare il mondo intorno,
Ignorare di perdere un tanto di dignità
Mai posseduta.
Guardare lontano in fondo
Al sinuoso corso del lago,
Mentre al mattino presto vado
A dare il mio tempo per quel poco
Denaro che mai basta.
Chino la testa in cerca delle parole
Che tracceranno i miei pensieri,
Non più come una volta sulla carta,
Ma seguendo le dita sulla tastiera.
Vanno qui , là, senza una coordinazione
Ma seguendo un’idea che lentamente nasce.
Poi improvvisa cambia direzione
Stanca di esprimere le storture della vita,
Vira e passa nel felice, cercando il positivo
Nel respiro delle invadenti sensazioni,
Lo sguardo di una bambina che sfida
Il tuo cercando il gioco,
Una risatina insicura, voglia di lasciarsi
Andare e correre e poi ancora guardare .
Piccoli angeli.
Ogni tanto, voci oltre l’innocenza
Riprendono l’eco dell’egoismo,
Della differenza, delle razze.
Eppure siamo tutti esseri con pensieri simili,
Con amore, con fede anche.
Ma l’egoismo si è trasformato
In egocentrismo, dimentichi dei tuoni
Persi, nel vivere una vita dettata attraverso
Una piccola scatola, in realtà, simbolo della decadenza
Di una umanità non più vissuta.
GT 2017
domenica 30 ottobre 2016
Gratias ad vitam
E se per caso, esci,
fuori e fuori da te stesso.
E scopri nuovamente il sole,
i suoni della vita,
un semplice “buongiorno”
dato da due sconosciuti
incrociati su quella strada
che sale verso i monti
nei tuoi ricordi.
Indietro nel tempo,
dieci, venti, trent’anni,
tanti, tanto tempo.
E come l’acqua che scende
dalla cascata, i pensieri
affollano lo spiraglio
aperto nella mia mente.
E percorrere questa strada
col mio primo piccolo amore,
allora unica risorsa per
il suo sonno.
Vagare per i boschi, camminare
sapendo di vedere i sentieri,
poi invece perdersi in quel
vagare.
Salire e scendere tutti i giorni
quella strada per un lavoro
che rubava il tempo
non più ritrovato.
E anche più tardi
quando il caldo lasciava
spazio ai primi venti d’autunno,
qui abbiamo passato
i pomeriggi delle nostre domeniche.
Forse è meglio richiudere
questo spiraglio, lasciare
i ricordi là dove hanno
albergato fino ad oggi.
Non sono religioso, ma oggi
se potessi farei mia una preghiera,
per ringraziare
la vita del tempo che mi ha concesso,
di quello che ancora mi darà
e di tutto ciò che mi ha
dato per riempirlo.
TG
2016
sabato 4 giugno 2016
Et lux in tenebris lucet
Una
parete bianca, liscia.
Nessun
quadro, ne finestre.
Lenta
la luce di una fiammella
danza
e si muove, lenta lenta.
Eppure
non un filo d'aria,
nessun
movimento, nulla,
ma
si muove e danza. Sospesa
nella
stanza, dove una leggera polvere bianca
posata
sul pavimento, recita la traccia del tempo passato.
Un'
assente presenza, viva nella mia anima.
Irreale
una goccia precipita sul bianco candore
di
questa polvere. Il principio di una pioggia,
l'impossibile
pioggia qui nel chiuso,
nell'oscurità
solcata dalla dolce danza della fiamma,
e
non pioggia, non lacrime ma gocce di vita
che
dal profondo buio rinasce .
E
la luce lentamente riprende il suo posto
e
forse è solo immaginazione ma la voce di un
bambino
è cosi reale che è lì, lo sento.
Non
la conosco, ma sono certo che quella voce
è
la mia voce, era la mia voce.
E
sale, lentamente sale in me
l'eco
di quella voce, il principio di una vita,
la
traccia presa da coloro che mi diedero la vita
e
nel contributo del mio tempo,
lascerò.
G.
lunedì 21 settembre 2015
Larva dierum stultus
Il brano che
ascolto dice che fuori sta piovendo,
ma anche se
fuori non piove,
l’acqua sta
bagnando la mia mente
dove solo
pensieri,
pensieri del
nulla che vacilla,
il nulla dove
nascondo la mia anima
nella certezza
di non perderla.
Paura di
perdermi nelle strade della follia,
dei giorni
corsi a vivere,
del tempo
passato, perso e mai ricordato.
Nel momento in
cui giunto ad un punto
è sfumato o non
memorizzato il punto precedente.
Vuoti di vita,
fretta di vivere,
passi che
calpestano e segnano la mia.
I miei passi
certi ed incerti,
la mia
maschera, quella dei giorni stupidi,
ad essere la
parvenza di una superficie
nata a
nascondere un’essenza di umanità
inammissibile
nei nostri tempi.
Un profondo
respiro, l’estasi del momento
dell’amore o la
solitudine del mio essere
evanescente
come la nebbia d’autunno.
E tornano le
gocce della pioggia, che
anche questa
sera scendono sul viso
per unirsi alle
lacrime e nascondere
questo mio
stato…..
G.
G.
Iscriviti a:
Post (Atom)





