venerdì 8 febbraio 2019

Patiens flumen fluit ex vita






Fredda, l’aria che mi trafigge i polmoni,
la luce fortissima del mattino
riflessa sulla coperta di neve.
Calma, silenzio turbato solo
Dal respiro e da passi che
Tracciano una ferita sul bianco
Candore della neve.
Mi ritrovo, incosciente, come un bambino,
perso nella meraviglia di mille scintille.
Fuggono gli ultimi residui
Di nuvole, lasciando limpido
il cielo del mattino.
Mi perdo ad osservare bianchi rami,
grossi cumuli di neve che nascondono
cespugli.
Passo dopo passo, il silenzio
Lascia lentamente spazio ad un
Suono, sempre meno nascosto,
ma dolce e rilassante.
E il piccolo ruscello si fa strada
Tra i rami curvi e bianchi,
l’acqua scorre lenta, sinuosa e
spesso si perde sotto strati
di ghiaccio, anche lui ricoperto di neve.
Solo un’impressione, ma mi era
Sembrato di vedere qualcosa di scuro
Scapare, forse un topolino, forse…..
Poi improvviso un suono
Forte, un suono che spegne
Questo panorama, e la
Sveglia suona. A fatica
Apro gli occhi e finisco il
Mio momento di quiete.
Mi rivesto del mio ruolo,
colazione, barba, denti, vestiti,
auto, lavoro, ciao,
come stai (ma a chi importa saperlo? L’importante è chiederlo.)
e sorridere, perché devi sorridere!
Portare la giornata fino alla sera,
quando finalmente ti siedi in macchina
e giri l’interruttore della mente per
quel periodo di strada fino a casa.
Qui lasci andare i pensieri,
belli e brutti, tanto quando poi
arrivi, è lei che dolcemente li cancella.


GT 


lunedì 15 gennaio 2018

Angelus dulce



Devo pur scrivere nuovamente di te, ancora.
Ero riuscito a nasconderti , non pensarti
O solo casualmente farti passare nei miei pensieri.
In fondo alla memoria, lontana nel bosco scuro,
Dietro l’orizzonte del mare, nell’ultima pagina 
di un libro mai letto. Tra le pieghe del tempo 
che troppo banalmente direi che scorre.
E il dolore non vissuto per poterlo sopportare,
Il dolore che non riesce a nascondersi 
negli occhi di tuo padre.
Il dolore che non abbandona le lacrime di tua madre,
Lo stesso dolore nascosto da altro dolore.
Quel tuo coraggioso sorriso 
di fronte all’assenza di un futuro,
La disperazione di chi ti amava e ama il tuo ricordo 
Poi come un lampo sei tornata, tornata nei miei pensieri,
Tornata a strappare ancora una lacrima,
E queste dita che oggi fanno fatica a districare
Questo groviglio di sensazioni 
che porti sulla bocca dello stomaco,
La gola si stringe e a fatica scende la saliva .
Forse non riuscirò ad arrivare 
in fondo a questo scritto senza
Fermare un singhiozzo o una lacrima, perché tante o poche
Sono le tue immagini che scorrono nella mente, 
ma tanto intense,
E continuano a ripetermi che non ci sei più, 
che non posso più farti quei piccoli dispetti.
Eppure ci sei, quella tua breve vita 
che ha segnato tanto le nostre,
E non solo perché la tua malattia ti aveva resa debole,
Anche se credo tu volessi dimostrare di essere più forte.
Ed ora scivolano come un leggero tremore su di me,
Queste sensazioni che il tuo ricordo impregna.
Dolce angelo,
Grazie del sorriso che hai lasciato
Impresso nella nostra vita.


Zio Gianni

domenica 23 luglio 2017

Molestus sunt sensationes



È semplice,
Passare oltre e fingere di non vedere.
Ignorare il mondo intorno,
Ignorare di perdere un tanto di dignità
Mai posseduta.
Guardare lontano in fondo 
Al sinuoso corso del lago,
Mentre al mattino presto vado
A dare il mio tempo per quel poco
Denaro che mai basta.
Chino la testa in cerca delle parole
Che tracceranno i miei pensieri,
Non più come una volta sulla carta,
Ma seguendo le dita sulla tastiera.
Vanno qui , là, senza una coordinazione 
Ma seguendo un’idea che lentamente nasce.
Poi improvvisa cambia direzione 
Stanca di esprimere le storture della vita,
Vira e passa nel felice, cercando il positivo
Nel respiro delle invadenti sensazioni,
Lo sguardo di una bambina che sfida
Il tuo cercando il gioco,
Una risatina insicura, voglia di lasciarsi
Andare e correre e poi ancora guardare .
Piccoli angeli.
Ogni tanto, voci oltre l’innocenza
Riprendono l’eco dell’egoismo,
Della differenza, delle razze.
Eppure siamo tutti esseri con pensieri simili,
Con amore, con fede anche.
Ma l’egoismo si è trasformato 
In egocentrismo, dimentichi dei tuoni
Persi, nel vivere una vita dettata attraverso
Una piccola scatola, in realtà, simbolo della decadenza
Di una umanità non più vissuta.



GT 2017







domenica 30 ottobre 2016

Gratias ad vitam



E se per caso, esci,
fuori e fuori da te stesso.
E scopri nuovamente il sole,
i suoni della vita,
un semplice “buongiorno”
dato da due sconosciuti
incrociati su quella strada
che sale verso i monti
nei tuoi ricordi.
Indietro nel tempo,
dieci, venti, trent’anni,
tanti, tanto tempo.
E come l’acqua che scende
dalla cascata, i pensieri
affollano lo spiraglio
aperto nella mia mente.
E percorrere questa strada
col mio primo piccolo amore,
allora unica risorsa per 
il suo sonno.
Vagare per i boschi, camminare
sapendo di vedere i sentieri,
poi invece perdersi in quel
vagare.
Salire e scendere tutti i giorni
quella strada per un lavoro
che rubava il tempo
non più ritrovato.
E anche più tardi
quando il caldo lasciava
spazio ai primi venti d’autunno,
qui abbiamo passato
i pomeriggi delle nostre domeniche.
Forse è meglio richiudere
questo spiraglio, lasciare
i ricordi là dove hanno
albergato fino ad oggi.
Non sono religioso, ma oggi
se potessi farei mia una preghiera,
per ringraziare
la vita del tempo che mi ha concesso,
di quello che ancora mi darà
e di tutto ciò che mi ha
dato per riempirlo.


TG

2016

sabato 4 giugno 2016

Et lux in tenebris lucet


Una parete bianca, liscia.
Nessun quadro, ne finestre.
Lenta la luce di una fiammella
danza e si muove, lenta lenta.
Eppure non un filo d'aria,
nessun movimento, nulla,
ma si muove e danza. Sospesa
nella stanza, dove una leggera polvere bianca
posata sul pavimento, recita la traccia del tempo passato.
Un' assente presenza, viva nella mia anima.
Irreale una goccia precipita sul bianco candore
di questa polvere. Il principio di una pioggia,
l'impossibile pioggia qui nel chiuso,
nell'oscurità solcata dalla dolce danza della fiamma,
e non pioggia, non lacrime ma gocce di vita
che dal profondo buio rinasce .
E la luce lentamente riprende il suo posto
e forse è solo immaginazione ma la voce di un
bambino è cosi reale che è lì, lo sento.
Non la conosco, ma sono certo che quella voce
è la mia voce, era la mia voce.
E sale, lentamente sale in me
l'eco di quella voce, il principio di una vita,
la traccia presa da coloro che mi diedero la vita
e nel contributo del mio tempo,

lascerò.

G.

lunedì 21 settembre 2015

Larva dierum stultus





Il brano che ascolto dice che fuori sta piovendo,
ma anche se fuori non piove,
l’acqua sta bagnando la mia mente
dove solo pensieri,
pensieri del nulla che vacilla,
il nulla dove nascondo la mia anima
nella certezza di non perderla.
Paura di perdermi nelle strade della follia,
dei giorni corsi a vivere,
del tempo passato, perso e mai ricordato.
Nel momento in cui giunto ad un punto
è sfumato o non memorizzato il punto precedente.
Vuoti di vita, fretta di vivere,
passi che calpestano e segnano la mia.
I miei passi certi ed incerti,
la mia maschera, quella dei giorni stupidi,
ad essere la parvenza di una superficie
nata a nascondere un’essenza di umanità
inammissibile nei nostri tempi.
Un profondo respiro, l’estasi del momento
dell’amore o la solitudine del mio essere
evanescente come la nebbia d’autunno.
E tornano le gocce della pioggia, che
anche questa sera scendono sul viso
per unirsi alle lacrime e nascondere
questo mio stato…..
G.

domenica 6 settembre 2015

Parvum gradum in vacuitatem cogitationum




Dalla strada i rumori, la fretta di chi vuole essere in un posto
dimenticandosi di vedere tutti quelli che lascia sulla via che percorre .
e mi accorgo di quanto le persone stiano diventando insensibili
davanti alla realtà . oggi si è persa l’intercomunicabilità .
La comunicazione si svolge essenzialmente attraverso questi tasti che
sto premendo scrivendo queste riflessioni.
E vedo per strada tanti nostri errori , la guida oggi è diventata molto difficile,
volante e telefono, volante e messaggi, volante e video,
volante e incidenti………..
Anche quando non abbiamo questi mezzi di comunicazione
in mano, siamo convinti del nostro egocentrismo,
in una situazione stradale di pericolo, dimentichiamo di alzare il piede 
dall’acceleratore o magari di premere il freno. fuori dal nostro veicolo
c'è la finzione , è “reality” visto attraverso i nostri finestrini. siamo diventati spettatori 
e anche attori di una vita fatta di finzione dove si è perso il contatto fisico 
con noi stessi e gli altri.
Ho realizzato ora che due settimane fa quando ho avuto l’incidente,
questo avrebbe in realtà potuto essere anche grave.
Ad un’intoppo stradale il camper che mi precedeva si è fermato e io pure dietro di lui.
Quando ho visto le luci della retromarcia accendersi, ho cominciato a suonare
per avvertire che dietro c’ero io, ma purtroppo non ha sentito in tempo e ha praticamente
schiacciato la parte anteriore del mio scooter fermandosi prima di travolgere anche me.
Ma come dicevo. solo ora rivedo la sequenza come ci siamo abituati a vedere nelle 
finzioni televisive o cinematografiche.
“Una parete bianca davanti a me, il pensiero delle giornata di lavoro che stava per cominciare 
due luci bianche in basso a quella parete che si accendono, “quelle della retro” e la parete che comincia ad avvicinarsi a me. suono e sono convinto di vedere due luci rosse accendersi.
intanto quella parete lentamente comincia a schiacciare la ruota del mio scooter con quel rumore di plastica rotta, sovrastando quello del mio clacson che disperatamente cercava di farsi sentire.
E finalmente si ferma, dopo aver schiacciato la ruota, piegato il forcellone e il telaio,
…..prima di travolgere il sottoscritto…..
Un’incidente banale ma pericoloso per il modo in cui è stato vissuto,

dimenticandomi di restare nel corpo in cui vivo.

G.