domenica 23 luglio 2017

Molestus sunt sensationes



È semplice,
Passare oltre e fingere di non vedere.
Ignorare il mondo intorno,
Ignorare di perdere un tanto di dignità
Mai posseduta.
Guardare lontano in fondo 
Al sinuoso corso del lago,
Mentre al mattino presto vado
A dare il mio tempo per quel poco
Denaro che mai basta.
Chino la testa in cerca delle parole
Che tracceranno i miei pensieri,
Non più come una volta sulla carta,
Ma seguendo le dita sulla tastiera.
Vanno qui , là, senza una coordinazione 
Ma seguendo un’idea che lentamente nasce.
Poi improvvisa cambia direzione 
Stanca di esprimere le storture della vita,
Vira e passa nel felice, cercando il positivo
Nel respiro delle invadenti sensazioni,
Lo sguardo di una bambina che sfida
Il tuo cercando il gioco,
Una risatina insicura, voglia di lasciarsi
Andare e correre e poi ancora guardare .
Piccoli angeli.
Ogni tanto, voci oltre l’innocenza
Riprendono l’eco dell’egoismo,
Della differenza, delle razze.
Eppure siamo tutti esseri con pensieri simili,
Con amore, con fede anche.
Ma l’egoismo si è trasformato 
In egocentrismo, dimentichi dei tuoni
Persi, nel vivere una vita dettata attraverso
Una piccola scatola, in realtà, simbolo della decadenza
Di una umanità non più vissuta.



GT 2017







domenica 30 ottobre 2016

Gratias ad vitam



E se per caso, esci,
fuori e fuori da te stesso.
E scopri nuovamente il sole,
i suoni della vita,
un semplice “buongiorno”
dato da due sconosciuti
incrociati su quella strada
che sale verso i monti
nei tuoi ricordi.
Indietro nel tempo,
dieci, venti, trent’anni,
tanti, tanto tempo.
E come l’acqua che scende
dalla cascata, i pensieri
affollano lo spiraglio
aperto nella mia mente.
E percorrere questa strada
col mio primo piccolo amore,
allora unica risorsa per 
il suo sonno.
Vagare per i boschi, camminare
sapendo di vedere i sentieri,
poi invece perdersi in quel
vagare.
Salire e scendere tutti i giorni
quella strada per un lavoro
che rubava il tempo
non più ritrovato.
E anche più tardi
quando il caldo lasciava
spazio ai primi venti d’autunno,
qui abbiamo passato
i pomeriggi delle nostre domeniche.
Forse è meglio richiudere
questo spiraglio, lasciare
i ricordi là dove hanno
albergato fino ad oggi.
Non sono religioso, ma oggi
se potessi farei mia una preghiera,
per ringraziare
la vita del tempo che mi ha concesso,
di quello che ancora mi darà
e di tutto ciò che mi ha
dato per riempirlo.


TG

2016

sabato 4 giugno 2016

Et lux in tenebris lucet


Una parete bianca, liscia.
Nessun quadro, ne finestre.
Lenta la luce di una fiammella
danza e si muove, lenta lenta.
Eppure non un filo d'aria,
nessun movimento, nulla,
ma si muove e danza. Sospesa
nella stanza, dove una leggera polvere bianca
posata sul pavimento, recita la traccia del tempo passato.
Un' assente presenza, viva nella mia anima.
Irreale una goccia precipita sul bianco candore
di questa polvere. Il principio di una pioggia,
l'impossibile pioggia qui nel chiuso,
nell'oscurità solcata dalla dolce danza della fiamma,
e non pioggia, non lacrime ma gocce di vita
che dal profondo buio rinasce .
E la luce lentamente riprende il suo posto
e forse è solo immaginazione ma la voce di un
bambino è cosi reale che è lì, lo sento.
Non la conosco, ma sono certo che quella voce
è la mia voce, era la mia voce.
E sale, lentamente sale in me
l'eco di quella voce, il principio di una vita,
la traccia presa da coloro che mi diedero la vita
e nel contributo del mio tempo,

lascerò.

G.

lunedì 21 settembre 2015

Larva dierum stultus





Il brano che ascolto dice che fuori sta piovendo,
ma anche se fuori non piove,
l’acqua sta bagnando la mia mente
dove solo pensieri,
pensieri del nulla che vacilla,
il nulla dove nascondo la mia anima
nella certezza di non perderla.
Paura di perdermi nelle strade della follia,
dei giorni corsi a vivere,
del tempo passato, perso e mai ricordato.
Nel momento in cui giunto ad un punto
è sfumato o non memorizzato il punto precedente.
Vuoti di vita, fretta di vivere,
passi che calpestano e segnano la mia.
I miei passi certi ed incerti,
la mia maschera, quella dei giorni stupidi,
ad essere la parvenza di una superficie
nata a nascondere un’essenza di umanità
inammissibile nei nostri tempi.
Un profondo respiro, l’estasi del momento
dell’amore o la solitudine del mio essere
evanescente come la nebbia d’autunno.
E tornano le gocce della pioggia, che
anche questa sera scendono sul viso
per unirsi alle lacrime e nascondere
questo mio stato…..
G.

domenica 6 settembre 2015

Parvum gradum in vacuitatem cogitationum




Dalla strada i rumori, la fretta di chi vuole essere in un posto
dimenticandosi di vedere tutti quelli che lascia sulla via che percorre .
e mi accorgo di quanto le persone stiano diventando insensibili
davanti alla realtà . oggi si è persa l’intercomunicabilità .
La comunicazione si svolge essenzialmente attraverso questi tasti che
sto premendo scrivendo queste riflessioni.
E vedo per strada tanti nostri errori , la guida oggi è diventata molto difficile,
volante e telefono, volante e messaggi, volante e video,
volante e incidenti………..
Anche quando non abbiamo questi mezzi di comunicazione
in mano, siamo convinti del nostro egocentrismo,
in una situazione stradale di pericolo, dimentichiamo di alzare il piede 
dall’acceleratore o magari di premere il freno. fuori dal nostro veicolo
c'è la finzione , è “reality” visto attraverso i nostri finestrini. siamo diventati spettatori 
e anche attori di una vita fatta di finzione dove si è perso il contatto fisico 
con noi stessi e gli altri.
Ho realizzato ora che due settimane fa quando ho avuto l’incidente,
questo avrebbe in realtà potuto essere anche grave.
Ad un’intoppo stradale il camper che mi precedeva si è fermato e io pure dietro di lui.
Quando ho visto le luci della retromarcia accendersi, ho cominciato a suonare
per avvertire che dietro c’ero io, ma purtroppo non ha sentito in tempo e ha praticamente
schiacciato la parte anteriore del mio scooter fermandosi prima di travolgere anche me.
Ma come dicevo. solo ora rivedo la sequenza come ci siamo abituati a vedere nelle 
finzioni televisive o cinematografiche.
“Una parete bianca davanti a me, il pensiero delle giornata di lavoro che stava per cominciare 
due luci bianche in basso a quella parete che si accendono, “quelle della retro” e la parete che comincia ad avvicinarsi a me. suono e sono convinto di vedere due luci rosse accendersi.
intanto quella parete lentamente comincia a schiacciare la ruota del mio scooter con quel rumore di plastica rotta, sovrastando quello del mio clacson che disperatamente cercava di farsi sentire.
E finalmente si ferma, dopo aver schiacciato la ruota, piegato il forcellone e il telaio,
…..prima di travolgere il sottoscritto…..
Un’incidente banale ma pericoloso per il modo in cui è stato vissuto,

dimenticandomi di restare nel corpo in cui vivo.

G.

domenica 21 dicembre 2014

De anima miseriae


Eccomi qui di nuovo dopo un piccolo giro per le vie di Como.
Sono uscito dal supermercato in cui lavoro diretto verso il centro, in cerca di qualche idea che potesse essere un suggerimento su quale regalo acquistare per Natale a Laura.
Appena uscito, l’aria fredda e pungente ha cominciato a infilarsi attraverso le maniche della felpa e ho pensato che fosse il momento di cominciare a mettere la giacca con le maniche.
C’era tempo, oggi avevo mezz’ora in più del solito.
Passato la via Milano, sono arrivato al mercato, passando subito oltre verso Porta Torre. Qui appena passata la torre, il profumo del negozio subito a sinistra con i suoi saponi e detersivi naturali si infila dritto nei miei polmoni facendomi dimenticare lo scarico dei veicoli appena lasciati alle spalle.
E qui comincia la ressa, un fiume di gente a passeggio per le vie del centro.
Al di là delle vetrine, dove molti si fermano, la vetrina più appariscente, è forse quella delle persone che percorrono queste vie. Vedo molte scarpe firmate, pellicce vere e finte, volti truccati,
cappotti, sciarpe e tutti a portarle allo stesso modo nel quale vedo una grande assenza di personalità. Malgrado il costo elevato, vedo molte persone con lo smartphone del momento, l’iphone 6
(crisi). Poi in un angolo, in ginocchio un uomo giovane con la mano tesa a chiedere la carità, quasi invisibile in questo periodo di feste. Lo osservo con finta distrazione mentre passo oltre, e vedo mani arrossate dal freddo, occhi colmi dell’attesa di chi metterà in quelle mani la vergogna di una moneta che porterà
soddisfazione verso chi l’avrà data. E una moneta avrà risolto il problema di quest’uomo al freddo!
Oltre, un altro palazzo, ancora un altro angolo, una donna poco più che une ragazza, seduta su una seggiolina con tra le braccia una fisarmonica credo, mentre al tavolino del bar di fronte, due ragazzi con le loro giacche firmate.
Poi vedo un ragazzo apparentemente straniero fermo in mezzo alla via e sono convinto che mi chiederà la carità. Ma passo oltre e non si è mosso mentre lo sento chiedere subito a coloro che camminavano dietro di me.
Intanto non ho guardato nelle vetrine alla ricerca del piccolo regalo che cercavo. E sono passato oltre anche dalla profumeria dove la proprietaria è una mia cliente, e neanche nel negozio di fiori anche qui una cliente.
Son tornato indietro, con il mio passo lento. Quell’angoscia opprimente data dal continuo pensiero della sordità delle persone di fronte alla disperazione.
Mi sono chiuso in macchina, ho chiuso anche gli occhi per qualche minuto cercando di cancellare un pezzo di memoria che ormai si è installata nella mia mente.
G.



martedì 11 novembre 2014

O quam tristis


Quanta tristezza,
Hai ragione amico mio.
Ma forse è solo il riflesso dei miei pensieri.
Riuscissi a fermarne qualcuno in più.
Arrivano, si affollano nella mia testa,
se ne vanno spesso lasciando il vuoto del non ricordarli.
E anche quella sensazione che sento, quel malessere sconosciuto che da dentro vuole uscire ma si ferma lì a fior di pelle senza potersene andare e lasciarmi requie.
So che c’è anche rabbia in tutto questo, e per stare bene
La copro, la nascondo, non agli altri, ma a me stesso.
In realtà questi momenti di malessere, sono sopravenuti
Col tempo, pochi, ma intensi e a volte dolorosi.
Riesco cosi a sfogarmi, cercando parole. Cercandole, evitando per quanto possibile di intravedere in esse,
il riflesso delle persone reali intorno a me.
In questi giorni, in cui viene intaccata la sicurezza
Della mia attività lavorativa, sicurezza data dalla certezza di svolgere oltre il dovuto il mio compito.
E non per voler sembrare il più bravo in quanto sono consapevole di esserne lontano. Ma perché so di aver dovuto scegliere un’attività che non era la mia. Perciò
è per me sicuramente sensato cercare di svolgerlo al meglio,
perché cosi meno pesanti passano le giornate.
Resta comunque per me il riconoscimento e l’affetto delle persone che vengono da me.

G.