domenica 8 agosto 2021

HOC SCRIPTUM EST




Questa strana voglia di scrivere, e veramente non sai cosa vuoi scrivere.
Chiuso in questa solitudine, nel guscio del tuo segreto .
La forza di continuare a fingere, fingere di essere io. 
Questo insano desiderio di essere, chi comunque non posso essere. 
Voglia di pace, tranquillità. Di una serenità che finge di vivere in me. 
Voltare la testa e vedere le tracce che non hai lasciato.
Cercare in poche righe di spiegare quello che poi non so spiegare. 
Chiudo gli occhi sperando di vedere nel buio la traccia, ma non viene. 
Eppure una piccola fiamma di dolore avvolge le mie mani. 
Danzano fra le mie mani piccole fiamme e si consumano nell’aria. 
Ma non posso riaprire gli occhi, e lasciare svanire quella fiocca luce. 
Lentamente svanisce in me la voglia di avere voglia. 
Scende piano su di me, lentamente il buio dei miei ricordi. 
Piccoli ricordi che svaniscono e non tornano quando al mattino apri gli occhi. 
Ed alla fine, poco importa. Siamo tutti dei bravi attori, 
Siamo tutti bravi nel fingere di essere chi non siamo. 
Potremo fingere di avere ricordi che non sono nostri. 
E questo è scritto. 




Giovanni Trevisan 

08.08.2021

mercoledì 26 giugno 2019

De mater mea




Che sia giusto o meno, non lo so,
Certo comunque lo penso.
Spesso possiamo leggere ovunque vogliamo, frasi dolci,
Racconti e storie sulle madri. 
In genere dolci parole, spesso trovate già scritte
Da qualcun’altro e le prendiamo e le facciamo nostre. 
Forse perché non sappiamo esprimere i nostri sentimenti 
con parole messe sulla carta.
Ho spesso scritto, piccole cose che erroneamente chiamo poesie, 
ma in realtà solo tracce di momenti vissuti.
Mi chiedevo, ora che lei non c’è più perché il dolore non mi stringe dentro?
Perché il pensiero di lei non fa affiorare la tristezza della sua mancanza?
Ho cercato il dolore, nei pensieri, nei ricordi, 
nelle immagini, eppure ogni volta
Il suo sorriso, la sua dolcezza hanno portato via la tristezza.
Ho capito che come mio padre, anche lei nel tempo, goccia dopo goccia,
Ha iniettato in noi la gioia di vivere, amare e rispettare.
Tutti e due, sono sempre lì. Nelle nostre parole, nelle nostre azioni,
Nella nostra vita ci sono le loro tracce .
Ecco perché non trovo il dolore. 
E se qualche volta le lacrime velano gli occhi,
È perché non trovo più l’isola.


GT

venerdì 8 febbraio 2019

Patiens flumen fluit ex vita






Fredda, l’aria che mi trafigge i polmoni,
la luce fortissima del mattino
riflessa sulla coperta di neve.
Calma, silenzio turbato solo
Dal respiro e da passi che
Tracciano una ferita sul bianco
Candore della neve.
Mi ritrovo, incosciente, come un bambino,
perso nella meraviglia di mille scintille.
Fuggono gli ultimi residui
Di nuvole, lasciando limpido
il cielo del mattino.
Mi perdo ad osservare bianchi rami,
grossi cumuli di neve che nascondono
cespugli.
Passo dopo passo, il silenzio
Lascia lentamente spazio ad un
Suono, sempre meno nascosto,
ma dolce e rilassante.
E il piccolo ruscello si fa strada
Tra i rami curvi e bianchi,
l’acqua scorre lenta, sinuosa e
spesso si perde sotto strati
di ghiaccio, anche lui ricoperto di neve.
Solo un’impressione, ma mi era
Sembrato di vedere qualcosa di scuro
Scapare, forse un topolino, forse…..
Poi improvviso un suono
Forte, un suono che spegne
Questo panorama, e la
Sveglia suona. A fatica
Apro gli occhi e finisco il
Mio momento di quiete.
Mi rivesto del mio ruolo,
colazione, barba, denti, vestiti,
auto, lavoro, ciao,
come stai (ma a chi importa saperlo? L’importante è chiederlo.)
e sorridere, perché devi sorridere!
Portare la giornata fino alla sera,
quando finalmente ti siedi in macchina
e giri l’interruttore della mente per
quel periodo di strada fino a casa.
Qui lasci andare i pensieri,
belli e brutti, tanto quando poi
arrivi, è lei che dolcemente li cancella.


GT 


lunedì 15 gennaio 2018

Angelus dulce



Devo pur scrivere nuovamente di te, ancora.
Ero riuscito a nasconderti , non pensarti
O solo casualmente farti passare nei miei pensieri.
In fondo alla memoria, lontana nel bosco scuro,
Dietro l’orizzonte del mare, nell’ultima pagina 
di un libro mai letto. Tra le pieghe del tempo 
che troppo banalmente direi che scorre.
E il dolore non vissuto per poterlo sopportare,
Il dolore che non riesce a nascondersi 
negli occhi di tuo padre.
Il dolore che non abbandona le lacrime di tua madre,
Lo stesso dolore nascosto da altro dolore.
Quel tuo coraggioso sorriso 
di fronte all’assenza di un futuro,
La disperazione di chi ti amava e ama il tuo ricordo 
Poi come un lampo sei tornata, tornata nei miei pensieri,
Tornata a strappare ancora una lacrima,
E queste dita che oggi fanno fatica a districare
Questo groviglio di sensazioni 
che porti sulla bocca dello stomaco,
La gola si stringe e a fatica scende la saliva .
Forse non riuscirò ad arrivare 
in fondo a questo scritto senza
Fermare un singhiozzo o una lacrima, perché tante o poche
Sono le tue immagini che scorrono nella mente, 
ma tanto intense,
E continuano a ripetermi che non ci sei più, 
che non posso più farti quei piccoli dispetti.
Eppure ci sei, quella tua breve vita 
che ha segnato tanto le nostre,
E non solo perché la tua malattia ti aveva resa debole,
Anche se credo tu volessi dimostrare di essere più forte.
Ed ora scivolano come un leggero tremore su di me,
Queste sensazioni che il tuo ricordo impregna.
Dolce angelo,
Grazie del sorriso che hai lasciato
Impresso nella nostra vita.


Zio Gianni

domenica 23 luglio 2017

Molestus sunt sensationes



È semplice,
Passare oltre e fingere di non vedere.
Ignorare il mondo intorno,
Ignorare di perdere un tanto di dignità
Mai posseduta.
Guardare lontano in fondo 
Al sinuoso corso del lago,
Mentre al mattino presto vado
A dare il mio tempo per quel poco
Denaro che mai basta.
Chino la testa in cerca delle parole
Che tracceranno i miei pensieri,
Non più come una volta sulla carta,
Ma seguendo le dita sulla tastiera.
Vanno qui , là, senza una coordinazione 
Ma seguendo un’idea che lentamente nasce.
Poi improvvisa cambia direzione 
Stanca di esprimere le storture della vita,
Vira e passa nel felice, cercando il positivo
Nel respiro delle invadenti sensazioni,
Lo sguardo di una bambina che sfida
Il tuo cercando il gioco,
Una risatina insicura, voglia di lasciarsi
Andare e correre e poi ancora guardare .
Piccoli angeli.
Ogni tanto, voci oltre l’innocenza
Riprendono l’eco dell’egoismo,
Della differenza, delle razze.
Eppure siamo tutti esseri con pensieri simili,
Con amore, con fede anche.
Ma l’egoismo si è trasformato 
In egocentrismo, dimentichi dei tuoni
Persi, nel vivere una vita dettata attraverso
Una piccola scatola, in realtà, simbolo della decadenza
Di una umanità non più vissuta.



GT 2017